Una vita sul filo del fuorigioco: Pippo Inzaghi

Allenerà gli allievi del Milan, ma pochissimi si dimenticheranno di quel campione del mondo che passava quasi 90′ sul filo del fuorigioco.

Campione del Mondo, trionfatore in Champions League, Coppa del Mondo per Club, senza contare scudetti e varie altre coppe, sono il bottino di Pippo Inzaghi, che però, c’è da scommetterci, va più fiero del record di reti in Europa con 70 gol davanti a gente del calibro di Raul e Gerd Muller. La carriera dell’attaccante rossonero è lunga e ricca di successi.

www.goldenfoot.com l’ha idealmente racchiusa nel periodo che va dal primo all’ultimo gol nelle Coppe Europee, dal 28 settembre 1995  (Parma-Teuta Durres 2-0) alla doppietta segnata al Real Madrid a San Siro in Champions League il  3 novembre 2010 ( Milan-Real Madrid  2-2 ). Abbiamo chiesto di rispondere alle domande del “suo” popolo, un incredibile schiera di appassionati del bomber che vive perennemente sulla linea del fuorigioco…

Pronti, via, la prima domanda arriva a Pippo addirittura dalla Malaysia. Ti seguono praticamente da tutto il mondo.
Sono davvero felice e mi fa piacere sapere di avere tanti fan in tutto il mondo. E’ anche grazie al loro affetto che ho la forza per andare sempre avanti, nonostante gli infortuni.

Inzaghi vuol dire goal e vuol dire Milan. Tra le curiosità più richieste c’è l’ormai storica finale Champions 2005 di Istanbul. Cosa successe dopo il 3-0 del Milan del primo tempo?
Proprio nulla di quello che la stampa ha detto! Non ci sono stati festeggiamenti anticipati, anzi, il clima era anche un po’ di preoccupazione perché si sa che nel calcio tutto può succedere, come in effetti è poi accaduto. Io personalmente non ero in campo, ma in tribuna, però sono sceso negli spogliatoi e ho vissuto la tensione che c’era.

Hai fatto tanti gol in carriera. Quello al quale sei più legato?
Sicuramente la doppietta di Atene. Sono stati entrambi due gol importantissimi e indimenticabili.

Da poco hai superato Raul nei cannonieri d’Europa. Meglio lui o Inzaghi?
Non posso giudicare io… Sono gli altri che devono esprimere un giudizio su di  noi. Ad ogni modo apprezzo moltissimo Raul come calciatore: è uno che si impegna sempre al massimo, un calciatore corretto, con una carriera importante come la mia e non è un caso se ci giochiamo il titolo di capocannoniere in Europa.

A chi ti ispiravi prima di diventare Pippo Inzaghi?
Mi ispiravo ai capocannonieri del momento come Paolo Rossi e Marco Van Basten.

Cosa ti spinge ad andare avanti dopo una splendida e lunga carriera con ogni genere di trofeo vinto?
La grande passione e il grande amore che nutro per questo sport, che è il più bello del mondo. Io sono un calciatore molto fortunato perché sono davvero tanti anni che gioco a calcio ad altissimi livelli. Una cosa molto importante è proporsi sempre nuovi obiettivi.

Cosa pensi quando sei a tu per tu con il portiere?
In quei momenti non si ha molto tempo per pensare (per fortuna, dice Pippo…). L’unica cosa importante è fare gol!

Giochi in serie A da sempre. Come fai a vivere sempre sulla linea del fuorigioco ed evitare che te lo fischino?
Il campionato italiano è uno dei  più belli al mondo e io sono stato fortunate a giocarci per così tanti anni. Vivere sulla linea del fuorigioco è il mio modo di giocare, in questo modo sfrutto al meglio le mie caratteristiche di attaccante.

Avresti mai pensato di diventare uno dei più grandi attaccanti del mondo? E poi il modo di celebrare i tuoi gol. Da dove viene?
Quando ero ragazzino di certo non mi aspettavo di raggiungere tutti i traguardi che ho raggiunto poi. Certo li sognavo, ma non pensavo di raggiungerli. Per quanto riguarda le mie esultanze, quando segno mi riempio di una felicità immensa anche perché tanti tifosi si aspettano i miei gol perciò è una soddisfazione doppia per me quando segno: aiuto la squadra e faccio contenti tanti tifosi rossoneri.

I compagni di reparto per un bomber sono fondamentali. Quali di quelli del passato ti manca di più?
Quello che mi manca di più è sicuramente Kakà, sia come persona, un grande amico, sia come calciatore, uno tra i più forti di sempre.

Un traguardo incredibile e bellissimo sono i 70 gol nelle Coppe Europee. A quando la possibilità di incrementarlo?
Il recupero sta procedendo bene, ma devo avere pazienza. Rientrerò quando sarò a posto definitivamente e spero che questo accada presto.

Quando smetterai di giocare farai l’allenatore?
Non ho ancora preso in considerazione nessuna ipotesi perché mi piacerebbe ancora giocare per un po’, fintantoché il mio fisico me lo consentirà. Diciamo che mi piacerebbe comunque rimanere nell’ambiente del calcio.

E parlando di allenare, quale allenatore ti viene in mente?
Di allenatori ne ho avuto tanti. Se devo scegliere dico Carlo Ancelotti, che mi ha seguito sia alla Juventus sia al Milan: gli devo molto e con lui ho vissuto dei momenti bellissimi. Spero di riuscire a fare cose altrettanto belle con Allegri con il quale da subito ho avuto un bel feeling.

Per chiudere un consiglio ai giovanissimi. Cosa ci vuole per diventare un grande attaccante? 
Tempi di gioco giusti e grande passione

Salvatore Siviero per www.goldenfoot.com

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