Sant’Agnello (Na)

Sant’Agnello è un paese bellissimo; un piccolo centro adagiato nella piana sorrentina, giusto in mezzo a Piano di Sorrento e Sorrento.

Le sue case, si estendono tra la costa, alta e frastagliata, che si affaccia sul golfo di Napoli a nord, e le colline che, digradando nel mare sul versante opposto, si riflettono nel mare di Salerno. (Foto da http://www.santagnello.info )

Sant’Agnello, divenuto autonomo solo nel 1866, ha alle spalle una storia antica, che affonda le sue origini nella preistoria. Lungo la costa, ancora oggi sopravvivono al tempo importanti testimonianze archeologiche come la peschiera sottostante il promontorio di Punta san Francesco(vi si accede attraverso un sentiero scavato in parte nel costone tufaceo e collega il mare con Villa Nicolini, una splendida dimora costruita all’inizio del Novecento e recentemente ristrutturata).

Altre importanti testimonianze del passato, sono la calata a mare de “Il Pizzo”, forse l’ultimo grande polmone di verde della penisola sorrentina sottratto alla cementificazione selvaggia degli ultimi decenni, e l’approdo del Golfo del Pecoriello, un meraviglioso angolo di natura selvaggia dominato dalla splendida villa che fu dello scrittore americano Francis Marion Crawford che scelse di vivere a Sant’Agnello e dove ancora oggi riposa: tutti elementi che testimoniano la presenza di Ville Imperiali lungo il litorale.
Anche all’interno notevoli sono i reperti e quindi i segni della colonizzazione romana come l’acquedotto del Formiello che attraversa il territorio comunale collegandosi all’altro più antico proveniente dal Rione Maiano; e poi le cisterne e le fondazioni su cui sono state successivamente costruite le case coloniche.

La storia antica di Sant’Agnello è comune a quella di Sorrento e degli altri centri peninsulari.
I primi abitatori a giungere in penisola furono gli Osci ed i fenici, cui seguirono gli Etruschi, i Pelasgi, popoli che diedero un notevole impulso al commercio lungo le nostre coste. A questi primi popoli subentrarono i Greci, i Sanniti, infine i Romani. Questo popolo ebbe il merito di arricchire la nostra terra con templi, ville patrizie: fu in questo periodo che la nostra splendida penisola raggiunse il massimo splendore.
Con la caduta dell’ Impero Romano (476 d.C.), la Penisola Sorrentina subì le tremende invasioni barbariche: anche le contrade che successivamente avrebbero formato Sant’Agnello furono saccheggiate dagli Ostrogoti, dai Bizantini, dai Longobardi.

st-agnelloIntanto, tra l’800 ed il 1000, sempre più spesso le navi delle repubbliche marinare giungevano lungo le nostre coste, ed i centri sorrentini ebbero contatti con altre civiltà ed altre culture: in questi anni, la marineria sorrentina raggiunse il massimo splendore.
Con l’avvento dei Normanni, anche la Penisola Sorrentina fu ad essi sottomessa fino al 1185, quando passò sotto il dominio svevo. Agli Svevi successero, nel 1266, gli Angioini. In questo periodo, fiorente era l’agricoltura: il vino e l’olio delle nostre colline giungevano in molte parti del mondo sugli agili velieri costruiti sui nostri arenili. Alla morte di Giovanna, ultima regnate  angioina, si scatenò una guerra cruenta tra Aragonesi ed Angioini per il dominio del regno di Napoli di cui faceva parte anche la Penisola Sorrentina: nel 1442, Sorrento e gli altri centri costieri divennero parte del regno aragonese.

Dopo il breve periodo di dominazione francese, nel 1503, la Penisola Sorrentina divenne possedimento spagnolo.
Per la penisola si aprì un periodo oscuro, contraddistinto dalle frequenti incursioni dei Turchi e dalle dispute tra Sorrento e Piano ( in cui si distinguevano gli attuali rioni: Angri, Cappuccini, Migliaro, Maiano e Trasaella che, anni dopo, avrebbero dato vita al nostro Comune).
Dopo alterne vicende, nel 1713, con la firma del trattato di Utrecht tra Francia, Austria,  Inghilterra e Olanda, quasi tutti i possedimenti spagnoli in Italia, fra cui la Penisola Sorrentina, passarono sotto il dominio dell’ Austria restandovi fino al 1738, anno in cui la pace di Vienna pose fine alla guerra precedentemente scoppiata tra Francia, Spagna e Piemonte da una parte, e Austria, Russia e Prussia dall’altra; il Regno di Napoli, cui  apparteneva la Penisola  Sorrentina, fu assegnato a Carlo III di Borbone, figlio di Filippo V di Borbone (re di Spagna).

Con l’avvento di quest’ultimo, anche la Penisola visse un periodo di profondo rinnovamento e di ripresa economica: gli scambi commerciali ebbero un notevole impulso, e molto attiva era anche la cantieristica.
Nel 1770 fu fondata, presso l’odierno Hotel Cocumella, la prima Scuola Nautica, soppressa nel 1777.
Fu, questo, un periodo di pace e di benessere: accanto alla cantieristica, era fiorente lo scambio commerciale, cui erano collegate molte altre attività artigianali minori; nei capannoni dei rioni, che successivamente avrebbero formato Sant’Agnello, venivano incartate le arance da esportare in tutto il mondo, si costruivano le casse, le prime pagliarelle.
I moti di libertà del 1799 trovarono i sorrentini impreparati e ciò favorì il rapido ritorno dei Borboni sul trono. L’ombra di Napoleone, intanto, si profilava minacciosa anche sul Meridione dell’Italia.

Nel 1806, nuovo sovrano del regno di Napoli divenne Giuseppe Bonaparte che, divenuto re di Spagna, lasciò il possedimento in Italia a Gioacchino Murat. E toccò a questo Sovrano sancire, nel 1809, il distacco dei Casali che formavano il Piano dalla città di Sorrento.
Con la caduta di Napoleone del 1815, sul trono del regno di Napoli tornò Ferdinando di Borbone, col titolo di Ferdinando I, re delle due Sicilie, così come stabilito dalla Pace di Vienna. Con la successiva proclamazione del regno d’Italia (17 marzo 1861), ebbe termine il dominio borbonico nella penisola, ed il regno di Napoli, inclusi i centri sorrentini, fece parte dell’ Italia finalmente unita.
Da anni, intanto, i Casali di Sant’Agnello, Trasaella, Mortora, Angri Maiano, chiedevano di divenire Comune autonomo: tale richiesta fu accolta da Re Vittorio Emanuele II il quale, con Decreto del 10 dicembre 1865, sancì la nascita del nostro Comune a far data dal successivo 1 gennaio 1866.

Il neonato comune era diviso in cinque rioni: Angri, Trasaella, Colli di Fontanelle, Maiano e San Giovanni e Paolo.
Con l’avvento del Fascismo, dal 1927 al 1946 i Conuni di Sorrento, Sant’Agnello, Piano di Sorrento e Meta, uniti, formarono la “ grande Sorrento “ voluta dal Regime, per essere di nuovo separati alla fine di quel triste periodo storico.
Oggi Sant’Agnello è una piccola perla, un angolo di paradiso, ricco di bellezze naturali e di opere d’arte, collegato con Napoli dalla linea ferroviaria inaugurata nel 1948.
Il nostro paese prende il nome dal suo Santo Protettore, Agnello, venerato nella chiesa parrocchiale risalente ad epoca antichissima, più volte ampliata nel corso dei secoli. In essa, è possibile ammirare numerosi dipinti di notevole valore artistico, come il quadro posto sull’altare maggiore, opera di Gustavo e Giuseppe Mancinelli.

Passeggiando lungo le strade, oltre alle ville precedentemente richiamate, è possibile visitare la tenuta de “Il Pizzo”, la chiesa dei Frati Cappuccini, risalente al 1546, posta sul costone tufaceo prospiciente la Marinella, antico borgo marinaro, oggi stabilimento rinomato balneare. Poco oltre, si incontra l’ Hotel Cocumella, prima convitto dei Gesuiti, tra i più antichi alberghi di Sorrento, immerso nel verde di un magnifico giardino ricco di piante secolari. Andando verso le colline, facendo una breve visita alla chiesa di San Giuseppe, si possono ammirare gli affreschi del pittore veronese Agostino Pegrassi, si può visitare ancora una antica fabbrica di mattoni nel Rione Maiano; giunti nella frazione dei Colli di Fontanelle, è possibile ammirare un paesaggio di struggente bellezza, angoli di natura selvaggia, ancora incontaminati, nonostante il progresso.

Salvatore Siviero (Fonte Franco Gargiulo – http://www.comune.sant-agnello.na.it)

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